martedì, giugno 12, 2007

Cambiare la Politica, significa cambiare il vocabolario II

Stavo dicendo che , appunto, la gente di sinistra è convogliata in uno schieramento progressista che però non persegue la giustizia sociale. Con quest'espressione intendo un cambiamento (quello sì) globalizzato della modalità di riappropriazione dei beni comuni da parte da una fetta così grande di umanità , da poterla denominare "il genere umano".

La concentrazione di questo sistema di accumulo dei beni comuni (suolo, sottosuolo, acque, risorse naturali)nelle mani dei pochissimi, che vogliono vedere invariato il loro profitto, a mio avviso è il discrimine tra "cio' che è di sinistra" e "ciò che non è di sinistra".

Una gestione oligarchica, materialista, egoistica, del potere che difende questo sistema economico, degli spazi della terra e delle sue ricchezze, non può essere condivisa da chi ritiene l'oppressione in contraddizione con il modus rapportandi dell'uomo, per ciò che egli è in quanto alla sua pensabilità

Ora: l'oppressione è generata dall'autoritarismo armato (il "potere")che difende coloro che si contendono le risorse della terra, dalle quali la loro preoccupazione è trarre profitti, a discapito delle masse che vengono messe alla periferia deciionale. Così facendo il potere mette l'uomo in contraddizione tra due dati del suo essere: la necessaria coesistenza e l' espilicitazione del suo lato essenziale "politico".
E'sempre il potere strutturato in modo borghese (se vogliamo usare categorie marxiane, pensando che le varie "borghesia si son fatte parecchie guerre dall'apoca di karl marx)) ma dà vita ad una civiltà "nuova che ma il nuovo" e che quindi è sempre "nuova" (chebbello) con connotazioni delirantemente futuristiche. Come i paesaggi urbani "vestiti" dei piu' demenziali centri commerciali, che alla fine, sono le vere chiese (le chiese di un dio maiuscolo sono completamente assorbite dal sistema che ha realizzato i centri commerciali).

Adesso vi faccio una domanda, che non lo so se c'entra o no, ma la faccio l'istess: perchè dal periodo che va dall'unità d'Italia alla prima guerra mondiale, le questioni che riguardavano le masse suscitavano molto dibattito politico e alla fine, con gli inevitabili piccoli passi della democrazia il potere ,ob torto collo, "concedeva" cose al popolaccio e oggi no? Ve lo spiego io: perchè aveva bisogno di carne da cannone: per le imprese coloniali, dove abbiamo lasciato giu' un milione di soldati in prima battuta (tra Aba Alagi, Adua e la campagna di Libia) e, successivamente, nella prima , poi ancora colonialismo, poi seconda guerra mondiale, impegnati nelle terribili campagne di russia e d'africa (dopo albania, grecia ecc..quindi mussolini non era buono).

Anche nel fascismo: le innegabili (e non è sdoganare nè fare apologia) riforme sociali e le opere di pubblica utilità che mussolini ha messo in piedi, avevano la funzione di preparare le buone leve dell'esercito, per andare a fare quel che siamo andati a fare. Quindi Mussolini non era buono...

Oggi, mediamente, l'esercito è volontario. E nei paesi capitalisti e non, il tipo di società liberista imperialglobalizzata in cui viviamo, il sistema è fatto per creare sempre sacche di disperati che fanno una vita mediamente di merda, tanto da vedere l'andare a sparare alla gente come un'opportunità. E il sistema risparmia, in un modo tale da potersi permettere tanta di quella pula, da fermare sul nascere ogni dissenso, bollandolo come "insubordinazione di sapore terroristico". 2 piccioni con 1 fava.

Naturalmente, spacciano questo dato evidente con sovrastrutture (leggi: stronzate mediatiche) tipo l'onore, l'ordine, la fedeltà, La Patria e cose così.
Questi "valori" hanno sì fondamento nella nostra essenza umana, però il potere ne opera uno svilimento, anzi una designificazione e risignificazione a misura di quello che vogliono spacciare.
Per esempio l'onore, che filosoficamente potremmo definire " il sentimento della nostra qualità" viene distorto e viene ad esso attribuito, per es. , l'andare a sparare alla gente.

Quando bazzicavo indymedia, se qualcuno parlava bene dell'onore (anche in contesti che non c'entravano un cazzo) subito veniva bollato come "fascista", nazifascista e/o nazista.
Io mi opponevo, in nome di una discussione filosofica in merito. Che andassse dal piano storico a quello antropologico, osservando come il sentimento dell'onore appartiene giustamente alla sostanza umana in senso aristotelico, "cio' che fa essere un ente cio che è e in virtu' del quale è pensabile"
Inutile dire che mi hanno sospeso parecchie volte e alla fine mi hanno proprio bannato, ecco il perchè di questo blog. (continua forse)

9 commenti:

Anonimo ha detto...

Ti lascio una segnalazione bibliografica, fresca di stampa, da divorare avidamente:

Immanuel Wallerstein
"La retorica del potere. Critica dell'universalismo europeo"
'Fazi', 2007

Anonimo ha detto...

Sopra ero io ...

Strayker

Anonimo ha detto...

Come sarebbe a dire "continua forse"... CHIUSO PER FERIE?
Silviu'

sermau ha detto...

...se vogliamo usare categorie marxiane o marxiste che dir si voglia allora dovremmo parlare di proprietà dei mezzi di produzione (che comprende anche le materie prime, ecc.) piuttosto che solo dei beni comuni di cui una minoranza si appropria...
comunque sono d'accordo....assai.

meinong ha detto...

Non commento questi tuoi interventi, perchè mi spiazzi un po'.
Potrei non essere d'accodo con te, ma non so in cosa.

Pensatoio

Carlo Gambescia ha detto...

Ciao Cloro (e salve a tutti),
Quel che dici è interessante, intelligente e soprattutto onesto. Però credo che tu sottovaluti il politico, come decisione, conflitto, tendenza del potere a ricostituirsi, e bla bla bla. Purtroppo, il cambiamento sociale non è mai automatico: non basta essere dalla parte giusta e marciare, tutti insieme verso il Palazzo d'Inverno come in "Reds". Bisogna conoscere, come tu dici il vocabolario, ma anche, cosa importantissima, i meccanismi del potere. Che, ripeto, tende sempre a ricostituirsi. Di qui la necessità di democratizzarlo, anche "dopo", sotto il profilo del rapido (se non immediato) ricambio delle élite dirigenti. E qui si apre anche il problema dell'eventuale transizione, che non andrebbe affrontata né con la "dittatura del proletariato" , né con la demagogia
assemblearista, come ci ha insegnato quel volpone di Aristotele.
A meno che, tu non creda di poter eliminare il problema del potere per sempre. In pratica dalla storia. Il che è molto nobile. Ma mi devi spiegare come riuscire nell'intento. E soprattutto che fare degli eventuali riottosi... Il che ripropone, e chiudo, il problema del politico, come conflitto.
Un caro saluto,
Carlo

orso ha detto...

bel post e bei commenti...
infatti è importante considerare la ristrutturazione del potere, come è importante sapere come il potere difende se stesso, con emergenze, leggi, uomini e armi...
siamo pronti?
un saluto cara Cloro
orso

Cloroalclero ha detto...

grazie a tutti x l'interesse e gli elogi.
x Carlo G. ke scrive: tu non creda di poter eliminare il problema del potere per sempre

no. ovvio che questa è un'utopia. Ma una restituzione del territorio e delle sue risorse agli abitanti, potrebbe creare le condizioni per un potere diretto e a breve termine. Piccole comunità territoriali autogestite, con cariche molto brevi e con una concezione del lavoro non legata al profitto dei pochi ma alla vita dei produttori. E' chiaro che il discorso del potere è complesso, ed è subordinato a nuove modalità di rapporto tra gli umani e il territorio. Una decisa proprietà pubblica delle risorse, per esempio, sarebbe un primo passo. Ciao.

Cloroalclero ha detto...

x Skeiter: grazie x l'indicazione. Il prox stipendio va in libri ;-)