mercoledì, giugno 20, 2007

Povera Storia...




Sarà l'influsso del neo idealismo italiano, sarà che ancora oggi i discorsi dei politici sono maggiormente ad effetto se ci piazzano dentro qualche riferimento storico (poi dicono che la scoperta dell'america è avvenuta nel XIX secolo e qui si aprirebbe un altro discorso,ma vabbè), fatto sta che i libri "di storia" che il mercato propina al grande pubblico (un esempio di cio' è il sangue dei vinti di G. Pansa) sono più dei pamphlet ideologici che libri di storia veri e propri. Dove in quest'ultima definizione ci faccio rientrare l'aristotelico "disinteresse" per la conoscenza, indipendentemente dai fini utilitaristici che si cercherebbero di perseguire, accordando verità ad una tesi, piuttosto che a un'altra.

E' ciò che Nietzsche chiamava "storia monumentale": quella che si cerca di spacciare alla gente.
Una storia che esalta significati collettivi che farebbero comodo all'emittente del messaggio, che chiaramente è qualcuno o qualcosa che ha il potere di "emetterlo" questo messaggio, cioè di progettarlo, di costruirlo (o di farlo costruire, o trovarne uno casualmente già costruito) e di diffonderlo.
I significati collettivi sono volta per volta diversi. Qui, nell'immagine che presento, ad esempio, è raffigurata una donna che vota al plebiscito con cui nel 1866, molti territori italiani passarono al Piemonte (quindi ai Savoia) dopo le guerre risorgimentali.

Innanzitutto possiamo vedere che è raffigurata una donna, con i tipici vestiti della popolana italiana. Già notiamo come l'icona sia "resa bella" tramite una prima menzogna, perchè le donne non votavano (e non voteranno fino al 1946, primo plebiscito per decidere tra repubblica e monarchia). Il giorno del plebiscito i giornali di allora spacciarono cio' che ,con linguaggio contemporaneo chiamerei "stronzata mediatica", definendo il giorno del plebiscito: "una giornata di gioia e di trepidazione". Falso. Il plebiscito fu preceduto da mesi di controlli e intimidazioni, nonchè propaganda, perchè, soprattutto nelle campagne, il clero cattolico usava il suo potente mass media (la predica del prete in chiesa) per spacciare a sua volta mediaticamente, la "paura della dannazione divina", che come sappiamo, a quell'epoca (ma magari ancora oggi anche se in altri contesti)faceva molta presa su chi era tentato di simpatizzare per i Savoia.
Tuto questo per dire che alla fine i Savoia sono andati al potere, che oppressione, intimidazione (e propaganda e arbitrio costituzionale, in virtu' dello Statuto albertino, che consentiva al re poteri eccezionali, senza entrare nel merito del "tipo di eccezioni") sono continuati fino ad avere 650000 morti nella prima guerra mondiale (gente mandata in trincea senza nè scarpe, nè artiglieria di copertura per gli assalti,tanto che gli austriaci ebbero a dire che sembrava di sparare al tiro a segno) e 450000 nella seconda.

Però quando si è trattato di riprendersi la famiglia Savoia in Italia, la storia "monumentale" non si è levata, non ci fu un "Pansa" che si preoccupasse delle responsabilità decisionali di V.E.III nel passato relativamente recente della guerra (per esempio c'è chi dice che il bombardamento di San Lorenzo, a Roma, fu da lui concordato con gli alleati nella prospettiva che l'arresto di Mussolini avvenisse senza la ribellione dei fascisti romani, che sarebbero stati tenuti a bada dal "servizio d'ordine" straordinario, compiuto dai parenti delle vittime di San Lorenzo, esasperate dall'odio per i fasci responsabili indirettamente della strage).

Nessuna indignazione per il discendente di chi lascio' a Nino Bixio la possibilità di bollire, nel regno delle due sicilie i contadini che si opponevano al Risorgimento. Il nipote di chi, dopo la I guerra mondiale ha fatto sparare addosso ai contadini reduci che chiedevano le terre che avevano promesso per mandarli in trincea,lo stesso che diede il mandato a Mussolini di fare il presidente del consiglio senza elezioni nel 1922, rientrò tranquillo, ricevuto da Woytila e dalle autorità e sta per fare anche lui (e il figlio) un partito politico, finiti (bene) i guai giudiziari.


Oggi il dibattito è ampio e complesso: le destre vorrebbero "sdoganare" il fascismo (probabilmente è vero) le sinistre oppongono durissimi studi a questo tentativo di sdoganamento. E cosi facendo si danno la zappa sui piedi da soli, perchè quello che Pansa dice, piace o non piace, è vero, fattualmente, anche se poi ha calcato la mano sui particolari sanguinolenti e crudeli per ragioni ideologiche.
Poi possiamo discutere sulle cause che egli ventila, che lì, penso, dice le maggiori cazzate. Secondo me, comunque, non offusca i partigiani, semplicemente li contestualizza nel loro stato di "guerra". Che "buona" non è mai.

E voler cercare i "buoni" in guerra, se ne trovano davvero pochi. Personalmente metterei la mano sul fuoco giusto per il Carabiniere Salvo d'Acquisto e per l'Anarchico Gaetano Bresci, il primo agente in stato di guerra e il secondo in pace.
Forse culturalmente dovremmo rinunciare a considerare la guerra come un fatto "eroico". Magari pensando che chi la provoca (la comincia) ha sempre torto a priori e che comunque di "giusti" in tempo di guerra ve ne sono pochi, perchè come diceva Dante, la guerra esalta il bene in chi è buono e il male in chi è cattivo, che lo stato di conflitto semplicemente fa uscir fuori. E' una roba "umana" come tante altre cose.
Questo per dire che le categorie "bene" e "male" non sono applicabili allevento storico della guerra e quelle di onore, eroismo ecc.. a parte pochi casi oggettivi (di alcuni ne sappiamo e di moltissimi altri no, evidentemente) sono categorie ideologiche, perchè valori assoluti, a parte l'autoconservazione, non ve ne sono (se non volendo adottare un'ottica religiosa).

Anche la logica di Norimberga è veramente discutibile. E' come dice Chomsky, una logica parziale, modellata sulla situazione vittoriosa dei protagonisti: quelli che hanno il "potere" sull'evento e che ne dettano i significati da spacciare.

Ecco perchè penso che, ad esempio, David Irving sia stato bollato di negazionismo quando non lo è (non nega l'olocausto, non mette in discussione alcuna cifra ecc..)in seguito all'eredità degli angloamericani, che non gli perdonarono "apocalisse su Dresda" che di fatto rinnegava i principi con cui hanno mediaticamente spacciato Norimberga in tutto il mondo occidentale. E' l'affermazionismo, non il "negazionismo" che ha rovinato la vita ad Irving, accusato di cose di cui nei suoi libri non c'è traccia, per silenziare cio' di cui veramente parla.

8 commenti:

- G - ha detto...

NO a stato e repressioni, NO alla chiesa delle finte moralità spirituali, NO alla disoccupazione, NO al governo della mafia, NO ai razzismi immotivati, NO alla guerra del petrolio, NO a sinistra e destra, NO all'america ed ai suoi amici lecca piedi.

SI ALLA LOTTA ARMATA.

M.A.I.

mario ha detto...

E' giusto dire che bisogna contestualizzare un atto "violento" non rinunciando mai a capirne le motivazioni e gli interessi di fondo.
Per quanto riguarda i partigiani, tale fu Edgardo Sogno ex combattente a fianco di Franco nella guerra civile di Spagna.
Uno che in Italia servì molto bene i nuovi "padroni".
Quelli come mio padre sapevano bene quanta "merda" ci fosse tra di loro e ne stavano alla larga.Non è un caso che i gruppi fossero divisi ideologicamente e che ognuno di loro rappresentasse qualcuno come classe e qualcosa come orizzonte ideologico ed interessi.
Gli stessi americani che processavano a Norimberga i Nazisti, aprivano le loro porte ai loro scienziati e a molti nazisti utili alla causa contro il pericolo rosso.
Io ho in testa ancora una definizione di Vygotskij che da marxista coglie bene un aspetto dello studio della storia:
"Studiare storicamente alcunché significa studiarlo in movimento.E' questa una esigenza fondamentale del metodo dialettico.Soltanto cogliere come oggetto d'indagine il processo dello sviluppo di qualche fenomeno in tutte le sue fasi e in tutti i suoi mutamenti, dal momento del suo insorgere fino alla sua scomparsa, significa scoprire la sua natura e rivelare cosa esso è in sostanza, poiché soltanto nel suo movimento un corpo mostra cosa è"

orso ha detto...

bel post Cloro, come sempre dopo tutto...
ottima la descrizione per pansa....
basta con 'ste guerre...
solo insurrezioni! eh eh
un caro saluto
orso

Furio Detti ha detto...

fra le altre cose, cara Cloro e cari amici....

sto leggendo il libro di Michael Zezima, "Salvate il soldato potere".

una lettura leggera ma abbastanza interessante. se vi capitasse sottomano, lo consiglio.

Carlo Gambescia ha detto...

Ciao Cloro,

Mi permetto, visto che si tratta dello stesso argomento, di "copiare e incollare", qui da te, un mio commento pubblicato, sempre oggi. sul bellissmo blog di "akatalēpsía
o degli infiniti ritorni" (dagli un'occhiata, è fatto molto bene, mettiti però il vestito buono...):

"Lasciamo stare, benché sia interessante, la storia studiata dagli storici.... E parliamo della storia, come senso comune diffuso degli eventi passati. Bene, si tratta di una storia selettiva, con la quale, una o più generazioni coesistenti, nel presente, devono sempre fare i conti. E non sempre ci riescono. Perché regolamente la memoria sociale, viene rivissuta, da ognuna delle generazioni viventi in modo diverso. Da questo punto di vista la storia, come sapere comune diffuso, è una storia generazionale. Sociologica per eccellenza. Di qui però anche il nostro disorientamento come singoli, che tende a divenire tanto più grande, quanto più si interagisce con soggetti e gruppi sociali, di età differente dalla nostra. A questa condizione costitutiva, vanno poi sommate le "interferenze" esterne della politica, della storiografia, delle morali, eccetera.
Di conseguenza, più le generazioni, si "accorciano", differenziano, direi con Maffesoli, "frammentano", più diviene difficile conferire "senso storico" compiuto alla nostra presenza nel mondo. Di qui quel presentismo (difensivo), oggi così diffuso...".

Buona giornata,
Carlo

Cloroalclero ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Cloroalclero ha detto...

x G: sì sì, NO.
x Mario: concordo su tutta la linea.
x Orso: giusto.
x Furio: grazie x la segnalazione
x Carlo: bello in tuo intervento, tuttavia non posso non rilevare che il "senso comune diffuso degli eventi passati" è per buona parte indotto dal condizionamento culturale. Che rapporto ha secondo te l'alternarsi tra le generazioni con le "tipologie di significato" indotte a livello collettivo?
ciao a tutti

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Cloro.
Credo che le dimensioni di quel "per buona parte" siano difficili da individuare.
Comunque sia, le "tipologie di significato", o valori socioculturali, giocano un ruolo importante, che va dall'influenza al condizionamento. Da studiare caso per caso, generazione per generazione...
Un caro saluto,
Carlo