venerdì, aprile 27, 2007

La storicità individuale e la memoria condivisa.




Non riesco, stavolta, a condividere il post di un autore che apprezzo sempre per le cose che scrive, Gennaro Carotenuto. Un giornalista che ci regala analisi superlative, in seno alla fenomenologia della cultura popolare del mondo latino in rapporto agli atteggiamenti politici dell’imperialismo.

Premetto che trovo Carotenuto superlativo anche quando parla dell’Italia, di certi "tipici" costumi politici e mediatici "creativi" di oggi, i quali spesso non trovano spiegazione per i più. E’, insomma, uno scrittore che apprezzo.
Tuttavia nel post sul 25 aprile,da Carotenuto intitolato “..e invece dovremmo elogiarla Letizia Moratti”, elogia ,appunto, la sindachessa perché si è beccata i fischi. Gennaro spaccia un sottile rimprovero verso i fischianti "desinistra" che la denigrano perché essi, secondo lui, vogliono viversi il 25 aprile come “una festa privata.”
Il primo sentimento che provo è, come al solito, nausea (per Moratti, non per Carotenuto). Moratti , i milanesi, l'avrebbero dovuta applaudire perchè ha avuto il coraggio di sfidare i fischi in nome della memoria condivisa. Le prime parole che mi vengono in mente sono: “esticazzi” e mi chiedo curiosamente come mai il Gennaro abbia quest’alta opinione della Letizia .
Secondo lui
“se il 25 aprile la sinistra continua a cantarsela e suonarsela tra sé, beandosi della propria durezza e purezza, quella che è a rischio è l'indispensabile funzione didascalica del "monumento 25 aprile" che continuerà ad essere imbrattato da opposte fazioni e sarà sempre più sfuggente da comprendere per i giovani, nelle scuole e nelle università”
Quindi è in gioco la memoria storica. In particolare la funzione didascalica di essa. Infatti aggiunge che è grave “i giovani, anche quelli che non votano a sinistra, non si sentano antifascisti.”


Mi sento di obiettare che il significato di “funzione didascalica” della memoria storica ha non poco a che fare con il “potere”.
Ci sono stati i partigiani che hanno combattuto “lo straniero” tedesco quando le alte sfere hanno progettato che si cambiasse fronte. Altri che avevano cominciato a farlo ben prima. Gli “eroi” dell’antifascismo. Che hanno avuto una lunga stagione di gloria all'epoca in cui "era di moda" essere comunisti, o comunque, desinistra. Le mode però passano.I partigiani sono morti comunque.

Mio padre era rimasto fascista. Non collaborazionista. Fu torturato dagli inglesi, dopo el Alamein, per non voler collaborare ad operazioni militari di quello che, per lui,era e restava il nemico. Questo cambio della “guardia”, da molti prigionieri di guerra, non fu capito. Non era concepibile. Specie dai soldati di carriera, che trovarono impensabile, per la cultura che avevano, che lo stato italiano avesse da dir loro che il nemico era diventato “amico” e viceversa. Lo stato era la Patria e la Patria aveva una sola parola, come la loro, che fu alla Patria che giurarono fedeltà.
Chiarisco: la formazione militare in Italia, prevedeva significati molto risorgimentali. Quando un soldato andava in guerra, intendiamoci, era condizionato a pensare di andarci per la patria. Questo rese incomprensibile il cambio di fronte. Non tanto per i soldati di leva, ma quanto per i sottufficiali e gli ufficiali di basso grado, di carriera nell’esercito.


Se in analogia con il suo status attuale, fosse vissuta una“moratti dell’epoca” , il 25 aprile 1945 sarebbe stata di sicuro, in compagnia della corte Savoia e di molti alti papaveri di stato in fuga, o con qualche generale di alto rango che si è dato, subito dopo l’8 settembre.
E’ finita l’epoca dei “Sandro Pertini” ma da un pezzo. Nel senso che oggi è improponibile, per ragioni anche generazionali, vedere a montecitorio un combattente, da una parte o dall’altra.

Ma cos’ è“l’antifascismo” in effetti? E’ la “coltivazione” di significati legati all' opposizione al regime di mussolini”. Orbene: questo modo di concepirlo non tiene conto del fatto che l’Italia era piena di gente che, per ragioni contingenti apprezzava, o aveva apprezzato, il duce. Mi è capitato molte volte di parlare, specialmente in Puglia, con vecchietti che lo elogiano in modo sperticante.
Su Mussolini, la gente era divisa a priori dal fatto che nelle diverse parti d’Italia l’impatto della guerra ( e della politica del ventennio) era stato percepito diversamente. Si pensi a cos’è stata la differenza della guerra tra chi era vissuto a Bari o a Roma e la durata e la crudezza della stessa guerra per Milano (che ha fatto quasi la fine di Dresda), e in generale nel nord Italia .

Dividere gli italiani in fascisti e antifascisti,a livello mediatico è stato un errore. Che peraltro giaceva nel paradosso che, a seguito dell’azione di Togliatti, del 1947, con l’amnistia, sono stati conservati i residui fascisti collaborazionisti nelle alte sfere della pubblica amministrazione e della politica (nonché delle forze dell’ordine).
Ex fascisti conclamati sono diventati generali e hanno fatto carriera nei servizi, conquistando potere . Come Junio Valerio Borghese capo della XMAS.
La memoria storica dovrebbe essere spontanea, a mio avviso, e sorgere da quelle volontà individuali che gestiscono il loro rapporto tra: la bellezza della libertà e la loro storia personale, in modo anarchico.
Alle feste popolari degli anni 70 si mangiavano i wurstel e ci si sentiva tutti contadini emiliani antifascisti da sempre. Ma non era così, non lo era mai stato che gli italiani fossero per la maggioranza “antifascisti” anche se c’erano, eccome . C’era mio nonno, per esempio, anarchico mantovano, antifascista da sempre.

Ma l’antifascismo non aveva mai costituito il tessuto culturale degli italiani. Molti lo sono diventati in seguito alla lezione della guerra.Ma non ne sono mai stati convinti. Hanno spesso messo al mondo figli berlusconiani.
La memoria storica, però è importante,in effetti, come orizzonte culturale di un popolo. Come dice l’ottimo Carlo Gambescia, è una specie di mediazione tra cio' che siamo individualmente e collettivamente in quanto "popolo":
"Dal momento che si tratta di un concetto “ponte”, posto nello spazio tra due universi memoriali: quello individuale e collettivo. Dal punto di vista individuale la memoria riguarda il mondo soggettivo, i ricordi privati e le vicende personali. Da quello collettivo, concerne invece l’esperienza del gruppo sociale di cui l’individuo fa parte. E, ripetiamo, la memoria storica, vera e propria, rappresenta il ponte che unisce lo spazio che corre tra i due universi. "
Quindi, effettivamente, essa potrebbe avere una funzione didascalica in quanto terreno di un successivo sviluppo culturale che sedimenta sull’humus di ricordi comuni e significati comuni che però ci significhino anche individualmente.

Ora:i savoia hanno portato l’Italia in due guerre mondiali. Lo statuto albertino dava loro mano libera, rendendo legittimo anche l’atto di rifiuto dello stato d’assedio da parte di Emanuele III e la sua nomina di Mussolini a capo del governo. In barba alle istituzioni e al parlamento. Però era legittimato a farlo da quel tipo di "costituzione".
17 anni dopo eravamo in guerra. In 30 anni 2 guerre mondiali. Il fascismo era talmente scontato nei suoi contenuti, e così recente, che non poteva diventare un principio di riflessione didascalica. Troppo soggettivo, troppo oggettivo nello stesso tempo. Periodo in cui all'odio politico si sono intrecciati odi personali e amnistie per i potenti. Oggi mi fa ridere leggere (scusami Gennaro) che "è un grave problema che i giovani non lo sentano patrimonio comune". Diciamo piuttosto che hanno sfregiato il miglior prodotto della resistenza, la costituzione, e i savoia sono rientrati in Italia. E diciamo anche che la parte politica cui appartiene la Moratti ha contribuito a che avvenissero queste due cose.
Aggiungerei che la memoria storica, quando imposta dal potere e non condivisa veramente, diviene uno strumento di repressione, perché riproduce la frattura tra una parte della popolazione e l’altra, frattura da sempre potenzialmente protesa al dissidio politico.
Auspico che nella cultura italiana si sostituisca (o si integri) il tema antifascista con la condanna antimonarchica, antisavoia, . In disonore di colui che ci portò in due guerre mondiali e il cui padre appuntava medaglie sul petto di Bava Beccaris, che sparava ai cittadini che manifestavano per il prezzo del pane. E una statua, grande, enorme, all’eroe Gaetano Bresci, che andava, come i partigiani e come alcuni fascisti repubblichini, a combattere sapendo di morire . Ma Gaetano era solo, in quella grande vittoria che gli costò la vita.

Per approfondire: lo stupendo articolo di C. Gambescia.

8 commenti:

Sir Percy Blakeney ha detto...

Bellissimo post, del resto come al solito. Condivido pienamente tutto.
Brava.

Saluti Libertari
SPB

Cloroalclero ha detto...

ma mi prendi per il culo?

Sir Percy Blakeney ha detto...

No sul post no.
Sui contenuti neanche.
Ci sono alcuni aspetti cui non concordo, ma questo è normale non si può abbracciare una tesi in toto.
Ma diciamo che sono ininfluenti.

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie Cloro. E ricambio.
Trovo importante che persone con sensibilità e formazione differenti, come noi (ma mi riferisco anche ad altri...) giungano alle stesse conclusioni.
Ciao e buona giornata,
Carlo

Cloroalclero ha detto...

mah. Formazione: di sicuro. Sensibilità...forse no. Che dici?

Carlo Gambescia ha detto...

Sì, forse, se scendiamo sul piano della sensibilità religiosa... Invece no - come dici tu - se per "sensibilità" intendiamo, "finezza d'animo" - scusami la licenza poetica - come particolare disposizione, che sicuramente condividiamo, a "sentire" certi problemi.
Ancora grazie.
Ciao
Carlo

Anonimo ha detto...

ma grazie de che, Carlo...
grazie a te per i bei post che scrivi..
Ciao
Cloro

orso ha detto...

bella Cloro,
tornata alla grande...
a presto e ciaoo
orso