mercoledì, febbraio 28, 2007

Quando l'estremismo arriva da Israele.

Cambiare idea sulle cose, sulle persone, liberarsi dei pregiudizii, creare ponti di comunicazione, è una via filosofica, quindi "universale" di affrontare il mondo.
E' cercare cio' che, al di là del contingente, dell'esperienza personale, della propria individuale storia, è pensabile e comunicabile. Quel minimum di comunanza che ci puo' condurre ad un'idea "militante" della filosofia e della vita. Che apre alla solidarietà e che genera speranza. Quest'articolo di Elisa, mi sembra importante. Anche perchè conoscendo, non di persona, ma dagli scritti, gente come Deborah Faith, non se la passerà bene con gli amici di comunità.
Per questa ragione, quest'articolo non è poco. E' comunque la testimonianza di chi vuole trovare, al di là delle pretese verità, una propria strada.
E' una via per la pace.
Quindi oggi, la pagina dell'AgoràDiCloro, la dedico ancora all'Elisa, con stima, per il coraggio che dimostra.
Cloro



Quando l’estremismo arriva da Israele


Fiamma Nirenstein è una giornalista italiana residente in Israele che ha fatto dell’estremismo ebraico la sua fortuna. E’ diventata la più fiera paladina dei Savi di Sion, la forma di sionismo più retrograda, pericolosa ed estremista ai massimi livelli. Chi scrive (e chi mi conosce e mi legge lo sa benissimo) non può essere certo tacciata di essere anti-israeliana, tuttavia vedere questo comportamento da parte di certa stampa cosiddetta ebraica, chiusa completamente al mondo esterno e sempre pronta a condannare, senza se e senza ma, ogni critica rivolta verso Israele come se fosse un attacco missilistico mi ha onestamente stufata.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, per la verità già pieno, è stato un articolo di Fiamma Nirenstein apparso qualche giorno fa sul Giornale intitolato “La crisi del governo Prodi vista da Gerusalemme” e riportato con enfasi da Informazione Corretta che di corretto ha molto poco. A parte l’arroganza del titolo “vista da Gerusalemme” come se detto articolo riportasse il pensiero comune di tutta la comunità israeliana, il contenuto è una vera e propria apologia alla guerra giustificata con la parola “difesa” ,distorcendo ancora una volta il significato e l’importanza di detta importante parola.

Certo, non è la prima volta che certe persone si nascondono dietro al sacrosanto diritto alla difesa, ma quando il succitato diritto diventa un paravento all’offesa tutto si trasforma e allora le vittime divengono carnefici e creano attorno a se quell’ambiente ostile che loro per primi, attraverso i loro articoli, vogliono denunciare. Trasformare ogni critica rivolta all’operato del governo israeliano come un attacco antisemita, ogni parola detta da sinistra come un atto anti-americano o anti-israeliano, considerare ogni legittima perplessità come una attestazione di ostilità (con me o contro di me) è un atteggiamento estremista più di quanto non lo siano quegli stessi atti che molto spesso vengono denunciati da queste persone.

La totale chiusura a qualsiasi trattativa sponsorizzata da questi “giornalisti” che si ergono falsamente a portavoce di tutta la comunità ebraica crea una opinione ostile giustificata e allora i difensori, i paladini di Gerusalemme, diventano i primi responsabili degli attacchi di chi dissente e che non trova dall’altra parte chi sia disposto ad ascoltare, a trattare, a trovare un logico compromesso.

E allora su quell’articolo si legge: “il pacifismo è parte integrante di questa visione del mondo, che ritiene la guerra, qualsiasi guerra, estranea all’idea stessa di democrazia” e continua dicendo “la guerra è odiosa, ma la difesa è sacrosanta ed è anzi evidente parte di un pensiero democratico, che mette al centro i bisogni dei cittadini: sembra tanto semplice”. Ecco, abbiamo appena assistito all’uso improprio della parola difesa, alla giustificazione della guerra nel nome di un diritto che però non ammette eccezioni e quindi non può essere distorto con parole del tipo “difesa preventiva” o “guerra preventiva”. Questi termini sono stati inventati apposta per giustificare atti ostili.

Io, e come me migliaia di israeliani, dissento da questo modo di pensare, da questo modo di giustificare le decine di vittime innocenti con il termine difesa, dissento con chi chiude ogni porta al dialogo. Come in una famiglia, quando si litiga le colpe non sono mai solo di uno, anche nella politica ognuna delle parti ha le proprie ragioni. Irrigidirsi e negare le ragioni altrui, non ascoltare le critiche che vengono fatte è un atto arrogante e quindi estremista. I primi colpevoli dell’ostilità verso Israele sono questi giornalisti, arroganti e presuntuosi, che trasmettono un pensiero distorto e una ideologia fondamentalista che, come quella musulmana tanto criticata, nega il diritto di dissentire e pone le basi per uno scontro che, prima che politico è ideologico.

Elisa Arduini

update: "Prima di parlare di Fiamma Nierenstein, sciaquati la bocca" by Dimitri Buffa. La discussione prosegue qui.

4 commenti:

Elisa ha detto...

Considerando tutti gli insulti ricevuti oggi vedere questo mi solleva davvero molto.
Grazie

cloroalclero ha detto...

Chi t'insulta, tirando fuori la "storicità" e passando dalla denigrazione dello scritto, alla denigrazione della persona, si affossa da solo, sotto il peso della propria slealtà.

Ah, poi, non mi devi alcun ringraziamento ;-)
ciao

sermau ha detto...

è indubbio che certi argomenti, difficili da trattare obiettivamente, siano terreno di scontro.
c'est la vie.

Anonimo ha detto...

x Sermau, difficili sì, ma c'è chi ha le idee ben chiare su come parlarne...

http://fainotizia.radioradicale.it/2007/02/28/due-pesi-e-due-misure-linformazione-sui-israele

Cloro