venerdì, febbraio 23, 2007

Piacere, x, filosofo. Suicida. O forse no.





Il filosofo suicida è un controsenso.
E’ uno che non ha capito un cazzo e che ha sbagliato fin nel primo istante in cui ha appoggiato i piedi sulla terra. Un personaggio equivoco, che sbatte il tempo nel cesso, prima a cercare un logos e poi a trovare il modo migliore, più indolore, per separarsi da quello che ha cercato da sempre.

FRITZ:Vedi? Che differenza c’è tra il filosofo e il sostenitore dell’imperialcapitalismo globalizzato. E’ una questione di selezione della specie, di esclusione di “abilità” inutili.
Il filosofo non ha piu’ ragion d’essere. Non c’è piu’ spazio per lui sul pianeta. E’ un dinosauro, uno pterodattilo. Disadattato. Autistico. Autoreferenziale. Attaccato all’io e disperato nell’incapacità di staccarsene, pur volendo farlo.
Ma se c'è dipende da lui che continui ad esserci. E' lui che deve voler continuare a sopravvivere. Finchè l'ambiente lo permette...



Il logos non c’è. Semplicemente. Non è ravvisabile nella storia, nel tessuto sociale, nella folla, nell’agglomerato urbano.
Il logos non c’è e il disordine fa capo a se stesso e si fonda, esclusivamente, come disordine.
Il filosofo cerca, come un pescatore, munito di retina per le farfalle, che voglia pescare del plancton.
Un fallimento creaturale, un’ontologia autodistruttiva che s’illude per un periodo, di poter cercare e trovare l’antidoto all’autodistruzione.

FRITZ:…E allora, vedi? Uscire, fare shopping, rinnovare l’auto, il cellulare. Comprare una macchina per il fitness. Prenotare una vacanza in una località balneare dell’India dove si fanno le cure ayurvediche.
Sono queste le filosofie, oggi. Vedi la Melandri? Villa in Kenia e danze da Briatore. Ma lei sta bene con se stessa, perché ai bambini africani fa del bene. La sua coscienza splende come l’essere parmenideo. Il suo io resta rafforzato. Non zavorra come qualcosa di insensato che rimbalza nella scatola cranica.

Mica come te che la mattina stai in auto e quando vedi arrivare il questuante di turno, pensi “che palle” e ti frughi veloce nelle tasche, cercando dieci miseri centesimi che molli malvolentieri perché ti senti pure una persona gretta e meschina.
Spaccare i sensi di colpa con i vaffanculo aiuta, ma non risolve. Come molte altre cose della vita, rinvia. Altri eventi, tanti, si succedono e si accavallano, creando, come disse Althusser, una congiuntura. In questa congiuntura è possibile la rivoluzione.
Sono cazzi tuoi se non ci credi. Sono cazzi tuoi se ti tormenti con i sensi di colpa.


Ti chiamano per nome, tu ti volti automaticamente, non ti rendi neppure conto che stanno chiamando te, proprio te, un’identità svuotata che risponde al nome in modo condizionato, che come il cane di Pavlov riconosce lo stimolo uditivo ma non coglie il nesso con l’essere che nel nome viene invocato. Perché, scopre un giorno, l’essere non c’è.

Non voglio avere più un nome. Non voglio più sentire suoni che si riferiscano a qualcosa della mia identità. Si inghiotte tra la folla. Sparisce nel silenzio di finestre di un condominio visto nel buio dalla tangenziale.

FRITZ:Certo, qualcuno te l’aveva detto, se non sbaglio. Che questa vita implica il non essere, che le parole possono influire sulle orecchie come della musica gradevole o sgradevole.
Che non chiamano alcun substrato.
E se hai passato la vita a cercare te stesso, se sei sopravvissuto a quella vertigine in cui precipitavi quando toccavi gli abissi più inguardabili, oggi, puoi tornare a tirare un sospiro di sollievo.
Non essere. Negativo , dolore, sospetto, angoscia. Tutte facce della stessa medaglia. Cose senza nome, che non vale neanche la pena di nominare, figurati se devono diventare un ostacolo alla sopravvivenza del "nostro" animale.



Cio’ che avvicina alla morte e te la fa desiderare è il sesso. Rigenera il sesso. La festa sensoriale che polverizza per qualche minuto l’identità che ti pesa addosso e con cui dicevi, mentendo, perché lo sapevi che non era possibile, di voler avere a che fare.
Dal sesso sono stata a lungo lontana, per questo motivo. E’ una cosa che apre ad altre cose troppo belle per essere ignorate. Apre alla morte come benessere, come nulla, come frammentazione estrema, come benessere del non esserci. Come nulla reale e perpetuo.

FRITZ: adesso sei tu l'aliena. Nel sesso sopravvive l'unica cosa che giustifica il vivere: lo star bene al presente. PRESENTE hai capito di cosa parlo? L'attimo fuggente, la frazione temporale che racchiude tutto, passato, presente e anche futuro. E' l'unica cosa che ha senso, come vita, e tu ne fai il paio con la morte? Proprio il momento in cui val di piu' la pena di essere vivi, ti richiama la cadavericità, la freddezza della tomba?

Tra te e la fine c’è solo un piccolo passo, un silenzioso velo fragile, impercettibile, evanescente.
Chi può dire quando si comincia a morire…quando si rende conto che le cose più care e più piacevoli sono quelle che ti rendono più schiavo. Che le tue idealità sono solo modi per abbreviare il tempo che ti separa dalla morte, che è lì accanto ma che non ti puo’ vedere, ancora. Ancora un giorno, poi due poi tre, poi ti vedrà. E quel giorno avrai cercato invano. Ma sarà finita, finalmente.

FRITZ: Ma magari sei già morta e non lo sai. Magari tutto, e intendo tutto, è un'inutile illusione. Prevalgono le rotture di coglioni, le insensatezze, le tragedie, la stupidità.
Ma questo ragionamento lascia fuori la percezione del velocissimo e preziosissimo "presente". Dai uno sguardo generale a tutto e dici: " tutto fa schifo". E allora? Concentrati sull'immane potenza di esserci. La miglior benedizione umana è mettere in atto questa potenza. Vivo-morto piacere-dolore
caso-destino parola-silenzio realtà-illusione. Parole vuote, costruzioni mentali che si neutralizzano vicendevolmente. A te frega solo di sopravvivere. E sopravvivere attinge al cuore animale della vita. Scopa e combatti. Come se... come se questo fosse l'unico modo per avere senso e per darne.

Se non riesci a dormire, caccia giu' un tavor.



Non prendo psicofarmaci. Finora, almeno non ne ho mai presi.

FRITZ:E allora vaffanculo. Una valeriana ce l'hai?


Ce l'ho. Gocce. Pure potenti...

FRITZ: prendine mezzo boccettino. Se non ti vedo arrivare, faccio visitare casa tua dai pompieri. Adesso vado che ci ho sonno e mi hai un po' rotto i coglioni..
ciao.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Lucidità a mille eh?
Un abbraccio

Manuel

meinong ha detto...

Il mio suicidio sarà per fame o con una grande abbuffata...


Italo Pensatoio

orso ha detto...

questo tuo post mi ha riportato ad alcuni testi che sto seguendo con non poca difficoltà...tale M.Onfray (la politica del ribelle), che nel suo testo mi ha "costretto" a leggere Nietzsche, Foucault, Deleuze...difficoltà probabilmente derivanti da una cultura scolastica tecnico-commerciale...che tristezza...ciao cloro

orso

cloroalclero ha detto...

x tutti: Ebeh, la politica non è tutto...speriamo che non sia "niente"