giovedì, dicembre 14, 2006

Phisycally correct

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Oggi, la stitichezza è un problema che assilla tanti individui. Vita sedentaria, monotonia dei ritmi, grigiore dell’esistenza, banalità degli ideali, portano le sinapsi ad un rallentamento generalizzato, con conseguente latitanza del pensiero, in particolar modo del pensiero critico.

Essendo l’organismo umano un “unicum” che, contrariamente alle leggi meccanicistiche, risponde a logiche correlate ad un conatus che è di natura psicofisica, anche l’intestino, spesso, arriva a soffrire della stessa letargia di cui soffre il cervello.

Questo spiega il proliferare di pubblicità di innumerevoli prodotti alimentari che vengono commercializzati per indurre l’uomo ad una “regolarità” di carattere intestinale: yogurt miscelati a fibre vegetali e/o sovraccaricati di fermenti lattici che hanno subito un’impennata della domanda, e , nella cui produzione e commercio, si è impiegato grosso sforzo di capitale per togliere sforzo a coloro che, ogni mattina, vedono la tazza del cesso come una tortura o come un miraggio.

I testimonial di tali pubblicità, spesso, hanno requisiti fisici che richiamano ad un dinamismo di vita oramai sconosciuto, o incasellato in tempi e modalità legate ad un concetto di “fitness” del tutto artificiale, per cui il padre di famiglia, che potrebbe fare una corsa al parco con i propri figli, per lo più destina i figli ad un supplemento di ore televisive per recarsi in palestra a trascorrere ore di lavoro muscolare a contatto con sofisticate macchine che ne ottimizzano l’effetto.

Antropologicamente parlando si persegue un ideale di salute che comporta un impegno temporale, dei costi (perché le palestre sono imprese e come tali inseguono il profitto) nella speranza di raggiungere un benessere fisico che limiti la stanchezza fisica e mentale e che, contemporaneamente, offra di se stessi un’immagine gradevole, spendibile sul mercato delle relazioni sociali.

In questo quadro è un piacere vedere come tra i kilombisti vi sia chi offre un humor di altissimo livello, che fa “da pezza” alle follie del mondo contemporaneo, un’occasione di vita per ridere di gusto, esilarandosi per il pregevole e gustoso contenuto delle sue produzioni.

E’ ,certo, un forte spirito umanitario, un senso di fratellanza, che si veste anche delle più acute armi dell’intelligenza, cio’ che anima le autrici di tali artistiche proposte culturali. Un germe di crescita che ha il potere di sciogliere anche il “nocciolo duro” degli effetti che la vita contemporanea provoca in un corpo ormai incallito da ritmi che fan perdere di vista se stessi, il proprio pensiero, finanche il proprio corpo.

Ed è così che, su certi blog, si può compiere il miracolo di ritrovare se stessi, magari in una magica risata di sapore liberatorio, che si esplica, come contraccolpo salutistico, anche in un liberatorio ed espressivo ritrovamento di cio’ che sembrava perduto e che nessuna Alessia marcuzzi, reclamizzando prodotti di dubbia qualità, poteva sperare di far riottenere al suo pubblico.
Provare per credere.

2 commenti:

tisbe ha detto...

We, non sapevo tu fossi una kamikaze;-) Hai visto la striscia di Rosa?
Ciao

cloroalclero ha detto...

Sì. Mi fa cagare.

Però disegna meglio di come scriva.

ciao